3 settembre 2018

Con i Monti di Pietà i francescani allargarono enormemente la disponibilità al credito

Nell’immaginario popolare San Francesco è considerato il poverello di Assisi, scalzo, vestito da un semplice saio, un fanatico della povertà, anche se lui svolse un lavoro incredibile proprio nel sollevare tantissime persone dalla povertà. I francescani favorirono lo sviluppo e il progresso civile. Può spiegarci come fecero?

Estratto dall’intervista che Frammenti di Pace ha effettuato a Oreste Bazzichi, docente di sociologia alla Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura – Seraphicum di Roma.

Andando ad approfondire sempre più il fenomeno socio-economico ed etico-culturale dei Monti di Pietà e dei Monti frumentari, creati e diffusi dalla predicazione francescana nel XV e XVI secolo, si evidenziano aspetti di carattere sociale che vanno al di là della mera filantropia e del ruolo economico specifico.

Con le loro attività, ora legate al credito su pegno, oppure all’aspetto agrario della semina (o per calmierare i prezzi del grano, a seconda dell’andamento del raccolto dell’annata), ora orientate a garantire una dote alle donne più povere, o a contribuire al mantenimento di un ospedale, orfanotrofio o osservatorio, i Monti di Pietà seppero adeguarsi ai cambiamenti socio-economici non solo in Italia, ma anche nell’Europa meridionale; e proprio a questa capacità di adeguamento e di flessibilità va ricondotta la loro lunga durata.

Il fondamento teorico si basava su tre pilastri.

1) La solidarietà civica, che rappresentava il concretizzarsi della caritas cristiana, resa operativa dalla ricchezza messa a disposizione da persone facoltose per guadagnarsi la salvezza dell’anima. Oltre ad aiutare i “bisognosi” con un piccolo prestito su pegno, concedeva loro l’alternativa all’elemosina con l’inizio di una propria attività.

2) Il passaggio dalla teoria alla prassi attraverso l’utilizzo di servizi creditizi pubblici anche ai poveri; creazione sostenuta dai francescani per amministrare il “santo credito”: l’ubicazione del Monte al centro della città come segno di importanza e pari dignità con il mercato e il municipio.

3) La differenziazione della funzione creditizia, che nelle città assumeva un ruolo con connotati più vicini al credito cooperativo odierno, mentre nelle piccole comunità, con il prestito su pegno senza interesse, assumeva un ruolo per lo più assistenziale. Senza dimenticare l’aiuto a favore della parte più povera degli agricoltori, ai quali venivano prestate derrate di cereali per la semina.

Il primo Monte fu fondato a Perugia nel 1462; seguirono quelli di Foligno, Gubbio, Orvieto, L’Aquila, Città di Castello, Terni, Ascoli Piceno, e poi via via in tutta Italia, tanto che nel 1515, in occasione della bolla Inter Multiplices, favorevole alla proposta di richiesta di un “moderato” tasso di interesse, se ne contavano già 135.

I Monti di Pietà e i meno conosciuti Monti frumentari, quindi, si presentarono come strumenti accessibili a tutti senza distinzione di status, assolvendo funzioni prima solidaristiche e sociali e poi via via, in mancanza di un sistema creditizio di carattere pubblico, sempre più bancarie: e i Monti frumentari in un sistema di conduzione e coltivazione agricola a “mezzadria”.

Bazzichi è membro del Comitato scientifico dell’Istituto Mulieris Dignitatem per studi sulla unidualità uomo e donna. Collabora a diversi periodici e fa parte della redazione della rivista scientifica della Fondazione Giuseppe Toniolo La Società.

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