27 agosto 2018

La nascita dei Monti di Pietà (1462-1515)

Furono i frati di San Francesco, i Minori Osservanti che, dopo una lunga riflessione etica sul sistema economico e politico contemporaneo, nello sforzo di tradurre in “opere e missioni” i “pensieri e le parole” della solidarietà cristiana, concepirono e propagandarono l’idea, solo in parte originale, di soccorrere il prossimo nel momento del bisogno di un credito di piccola entità, a condizioni ragionevoli, giuste ed eque, attraverso la costituzione di un “mons”, di un “depositum”, al cui finanziamento, promosso come pia opera di sublime beneficenza, ampiamente meritoria di generose ricompense ultraterrene, avrebbero dovuto concorrere le donazioni e i depositi, eventualmente solo temporanei, delle istituzioni cittadine e di chiunque disponesse di una somma di danaro, di qualsiasi entità, da mettere a disposizione per la nuova istituzione.

Tra i predicatori francescani più famosi e autorevoli si ricordano, in particolare, Bernardino da Feltre,41) “fondatore dei Monti di pietà, martello degli usurai e persecutore degli ebrei” e Michele da Carcano alla fervente predicazione del quale si deve la nascita del primo Monte di Pietà, avvenuta a Perugia il 13 aprile 1462, sullo scorcio dell’ultimo Medioevo.

Precedentemente a questa data, in alcune città italiane, operavano già delle istituzioni benefiche con denominazione analoga, infatti, nel 1458, ad Ascoli Piceno, era stato fondato un “Monte di Pietà” con il compito di raccogliere le elemosine per distribuirle gratuitamente, mentre, nel 1428, ad Arcevia, operava un “Monte di Pietà” per il sostegno dei poveri e, nel 1454, ad Ancona, era stato fondato il “Monte dei meriti”; se l’equivalenza tra istituzione benefica e Monte di Pietà era un dato già comunemente acquisito nella mentalità quattrocentesca, attraverso la predicazione minorita si propagava, ora, l’idea di costituire un vero e proprio “un banco cristiano di credito su pegno” e, con questa, si diffondeva una precisa e ricca iconografia, rievocativa dell’immagine biblica del “Mons Dei, mons pinguis”, come rappresentazione allegorica del corpo di Cristo, sacro cumulo di grazia e ricchezza infinita.

Dopo la fondazione del Monte di Perugia, in molte altre città, si moltiplicarono le iniziative e i tentativi, non sempre coronati dal successo; nell’età dei particolarismi, infatti, ad ogni realtà locale corrispondeva un peculiare equilibrio politico, sociale ed economico. L’inserimento della nuova istituzione poteva essere osteggiato o, al contrario, favorito dalla Signoria e dal ceto dirigente locale, dalla situazione contingente del mercato del credito, dall’atteggiamento assunto dagli operatori economici preesistenti e dalla loro effettiva capacità di influenzare e condizionare l’opinione pubblica e le autorità.

[..] Il meccanismo di finanziamento dei primi Monti era interamente affidato agli effetti della predicazione sulla generosità dei cittadini e prevedeva che il capitale iniziale del Monte fosse formato da elemosine e donazioni ma, anche, da depositi volontari, inizialmente infruttiferi, affidati al Monte per la custodia e restituibili a richiesta;

tutti erano chiamati a contribuire nella misura in cui potevano, nella certezza che la beneficenza fatta ai Monti, essendo la più meritevole e completa delle elemosine, sarebbe stata ricompensata dal paradiso, ricordando, in proposito, le parole di Bernardino da Feltre: “si non vis prestare dona (…) si non vis donare mutua”; “da Monti et dedisti omnia”.

Direttamente chiamate in causa nelle prediche più accorate in cui non si mancava di esortare l’intervento pubblico e di rammentare le pene minacciate dai sacri canoni a proposito del prestito convenzionato, le stesse comunità concorrevano con donazioni e depositi oppure devolvendo, in tutto o in parte, i proventi di taglie e multe, ovvero, infine, mettendo a disposizione i locali necessari per l’attività. La raccolta dei fondi avveniva, di regola, durante le funzioni religiose in cui si erano tenute le prediche per l’istituzione del Monte oppure al termine di processioni appositamente indette, ma poteva avvenire anche attraverso i pubblici uffici ai quali, per altro, era generalmente demandata la responsabilità della fase costituente vera e propria che consisteva nella formazione ed approvazione delle norme per la gestione dell’istituzione.

Ogni Monte, infatti, ebbe propri Statuti o Capitoli che regolavano, in modo differente e caratteristico, tutti gli aspetti principali del suo funzionamento, ordinando, tra l’altro, gli uffici interni, specificando i diritti ed i doveri degli ufficiali e le mansioni degli impiegati, prevedendo precise garanzie di revisione e controllo contabile e stabilendo, infine, espressamente anche il genere di operazione di credito svolta, l’ammontare massimo del prestito erogabile, le condizioni generali praticate, la quantità e la qualità delle garanzie reali eventualmente richieste, le condizioni e le qualità personali del richiedente.

Il servizio offerto dal Monte aveva ad oggetto, in primo luogo e principalmente, il mutuo gratuito di modeste somme di denaro, garantito dalla consegna di un pegno. Accanto a questo negozio istituzionale, però, se ne pose subito un altro, non meno qualificante e pregno di conseguenze per il futuro dei Monti. Questi, infatti, dopo la fondazione, potevano raccogliere capitale anche accettando la custodia temporanea di somme di denaro restituibili a richiesta, ponendo così in essere un contratto di deposito che, sin dai tempi degli argentarii e dei nummularii romani era, come tutt’ora è, uno dei negozi tipici e caratteristici delle attività di natura bancaria.

A tutti fu presto chiaro che chiunque avesse depositato una somma anche piccola di denaro avrebbe compiuto certamente un’opera di beneficenza ma, contemporaneamente, avrebbe anche goduto del non trascurabile vantaggio di una più sicura e vigilata custodia dei propri averi presso le solidissime mura delle case dei Monti.

Estratto della tesi: “Dai Monti di Pietà e le Casse di Risparmio alle Fondazioni Bancarie: evoluzione e profili di riforma. Presentata da: dott. Gabriele Gugnoni. Coordinatore Dottorato: prof. Girolamo Sciullo.. Relatore: prof. Nicola Aicardi. Alma Mater Studiorum Università di Bologna DOTTORATO DI RICERCA IN ISTITUZIONI, MERCATI E TUTELE: DIRITTO AMMINISTRATIVO Esame finale anno 2010.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *